Gli Affari proliferano sul Prusst Scalino

Come accade spesso in Italia, se leggi Programmi di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio devi intendere Programmi per speculare e fare affari sul territorio. Il PRUSST chietino è stato pensato fin dalle origini come fonte di facile arricchimento e devastazione del territorio e dell’ambiente. La dismissione delle fabbriche storiche dello Scalo (Zuccherificio, Cartiera, Farad, Conceria, Camiceria ecc.) non poteva non solleticare gli appetiti di progettisti e affaristi senza scrupoli. E così, con la benedizione ecumenica delle amministrazioni pubbliche di centrodestra e centrosinistra che si sono succedute negli ultimi venti anni alla guida di Regione, Provincia e Comune di Chieti e con il sostegno di taluni sedicenti politici e uomini di Stato che sulla distribuzione di posti di lavoro precari hanno costruito le loro fortune elettorali, ha preso avvio la grande opera di trasformazione di un’area notoriamente soggetta a rischio es ondazione ed interessata da un vasto e gravissimo inquinamento. Così nascono Megalò 1, 2 e 3, Parco Paglia, Area artigianale, Centro Direzionale dei Toto, il progetto INTE sull’area ex Celdit. La speculazione sta nella valorizzazione di aree teoricamente prive di valore rese edificabili. Salvo il contrattempo costituito dall’istituzione del Sito di Interesse Regionale proprio in quelle aree destinate a centri commerciali capannoni piste da sci acquafan e via delirando. E’ possibile quindi che, per alcuni proprietari che si vedrebbero costretti a fare, a loro spese, la caratterizzazione delle aree e l’eventuale bonifica, diventi più conveniente destinare i propri terreni allo smaltimento abusivo di rifiuti speciali senza che ciò possa impedire di utilizzare in futuro gli stessi terreni per nuove costruzioni. In questo quadro, trova una sua spiegazione anche l’immobilismo del Comune di Chieti in merito alla bonifica del Sir di Chieti Scalo, immobilismo denunciato con forza dal Meetup Chieti 5 stelle con la sua portavoce  Sara Marcozzi, oggi consigliere regionale. Spetta al Comune di Chieti individuare i proprietari delle aree dello Scalo rientranti nel Sir e intimare loro la bonifica dei siti inquinati da veleni chimici sedimentati nel corso dei decenni e dalle tonnellate di amianto che coprono i capannoni ancora in piedi. Ma il Comune di Chieti dorme. Forse è meglio non disturbare grandi elettori e grandi sponsor del partito unico abruzzese. La salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente sono un particolare trascurabile per questi signori dell’inciucio. Il Movimento  5 Stelle si candida per spazzare via il marciume da Chieti.