“Discarica di Colle Sant’Antonio: facciamo chiarezza”

Il Movimento 5 Stelle di Chieti vuole fare chiarezza sulle vicende che hanno interessato la discarica abusiva di Colle Sant’Antonio di Chieti. In seguito all’incendio del 28 Giugno 2015 sono state intraprese specifiche azioni per capire quali possano essere le ricadute per l’ambiente e per la salute dei cittadini e per accertare eventuali lacune ed omissioni.

I parlamentari, i consiglieri regionali, i consiglieri comunali e numerosi attivisti hanno presentato UN ESPOSTO AL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, UN ESPOSTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI CHIETI E UNA RICHIESTA DI AVOCAZIONE DELLE INDAGINI DA PARTE DELLA DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA.

L’intento è molteplice: evidenziare le carenze nelle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Chieti, che si rilevano dall’esame della sentenza n. 18/12 del Tribunale di Chieti, a firma della Dott.ssa Patrizia Medica e che, presumibilmente, hanno impedito di conoscere la reale consistenza dei fatti e delle violazioni commesse.

Richiedere l’intervento della DIA de L’Aquila affinché si indaghi sul possibile coinvolgimento della criminalità organizzata e denunciare le omissioni di cui si sono resi responsabili gli apparati amministrativi locali.

Infatti, dall’esame della sentenza “Medica”, si ritiene che la Procura di Chieti non abbia agito con le dovute cautele, omettendo persino di provvedere al sequestro del sito (operato d’iniziativa dalla GdF) ed alla classificazione e caratterizzazione dei rifiuti.

E’ emblematico come perfino l’ausiliario di PG, Ing. Lino Prezioso, incaricato di individuare e classificare i rifiuti, riferiva di non aver potuto procedere a causa della pericolosità dell’area.

Pare assurdo che nessuno abbia chiesto al PM uomini e mezzi per eliminare lo stato di pericolo riscontrato sul luogo e consentire al perito di svolgere il proprio compito.

Pare altrettanto incomprensibile come, nonostante apparisse, fin da subito, più che plausibile l’ipotesi che i rifiuti (anche quelli pericolosi) fossero stoccati nel sito da oltre un anno, nessuno abbia pensato di contestare il reato di discarica abusiva come previsto dal D.L.vo 36/2003.

Tuttavia, nessuna indagine è stata fatta per accertare con precisione chi, come e quando abbia riversato quei rifiuti nel sito di Chieti.

Altrettanto importante sarebbe stato indagare sulla provenienza e sulla destinazione di quel materiale tossico e pericoloso, onde verificare se fossero o meno oggetto di traffico illecito, ed, eventualmente, se vi fosse o meno il coinvolgimento della criminalità organizzata.

Altre ancora sono le carenze evidenziate dalla sentenza “Medica”: CFS e GdF attestano la presenza sul terreno di percolato, lasciando ipotizzare il pericolo di inquinamento delle falde acquifere, sulle quali occorreva disporre delle analisi e se necessario, provvedere alla contestazione del conseguente reato.

La Dott.ssa Medica inoltre segnala alla Procura alcune importanti omissioni a carico del gestore del sito e delle istituzioni locali che avrebbero dovuto provvedere alla immediata messa in sicurezza e bonifica dell’area.

Di non poco rilievo risulta poi il fatto che la Procura della Repubblica di Chieti sia rimasta inerte anche a fronte degli esposti e degli articoli di stampa con i quali, negli anni passati, si denunciavano le gravissime condizioni di pericolo in cui versava il sito di stoccaggio e con cui si chiedevano interventi urgenti di messa in sicurezza e di bonifica.

Con tali iniziative, il Movimento 5 Stelle intende mantenere alta l’attenzione su una vicenda che sembra essere destinata all’oblio senza che nessuno, ad oggi, abbia accertato l’esistenza di responsabilità a carico di chi è istituzionalmente preposto alla difesa del territorio e della salute pubblica.